Lavoro, a Bologna disoccupazione al 7%

 

A BOLOGNA DIMINUISCE DISOCCUPAZIONE

Nel 2014 il mercato del lavoro nell’area metropolitana di Bologna, pur nella perdurante difficoltà, ha mostrato qualche segnale di ripresa, soprattutto in relazione all’andamento del 2013 uno degli anni più problematici dall’inizio della crisi.

Il tasso di disoccupazione secondo i dati Istat, in controtendenza a quanto avviene a livello nazionale, è passato infatti dall’8,2% dello scorso anno al 7%, al di sotto del valore regionale (8,3%) e dell’analogo dato dell’Italia nel suo complesso (12,7%).

I dati sul mercato del lavoro e l’imprenditoria nel nostro territorio sono stati raccolti dalla Città Metropolitana e presentati oggi a Palazzo Malvezzi dal sindaco Virginio Merola e dal suo vice Daniele Manca.

La diminuzione del tasso di disoccupazione è dovuta al drastico calo della componente maschile (dal 7,8% del 2013 al 5,9% del 2014), mentre i valori della disoccupazione femminile rimangono sostanzialmente sui valori dell’anno precedente (8,4%). Anche per quello che riguarda la disoccupazione giovanile (14-24 anni), pur permanendo a livelli comunque elevatissimi, mostrano segnali in controtendenza, attestandosi al 39,3%, con un calo di 7 punti percentuali sull’anno precedente.

Anche in questo caso la flessione si deve esclusivamente alla componente maschile: la disoccupazione dei giovani passa dal 53,1% al 34,1%, mentre per le donne si assiste ad un ulteriore fortissimo incremento (oltre 10 punti percentuali dal 2013, arrivando al 46,5%. Complessivamente, nel 2014 cresce il numero degli occupati (oltre 6mila dal 2013, + 1,5%) per un totale di 444mila unità. Così, il tasso di occupazione sale al 69,3% grazie soprattutto alla crescita dell’occupazione maschile, cresciuto di oltre 3 punti percentuali (76,2%), mentre tra le donne si assiste a una leggera flessione.

La crescita degli occupati interessa soprattutto il settore industriale (+12mila gli occupati rispetto al 2013) a fronte di un ulteriore diminuzione nel settore delle costruzioni (- 1.000). Anche in agricoltura si assiste ad un ulteriore riduzione nel numero degli occupati (- 4mila unità), portando quindi il peso di tale settore sulla struttura occupazionale del territorio a livelli ormai residuali (1,5%).

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In diminuzione nel corso del 2014 anche la quota dei lavoratori nei servizi (-2.000), dove comunque risulta occupato oltre il 70% del complessivo. I lievi segnali di ripresa nel settore industriale paiono confermati anche dai dati relativi alla cassa integrazione guadagni (Cig) dove a fronte di una flessione complessiva nelle ore erogate pari al 17,4%, nelle industrie manifatturiere il ricorso agli ammortizzatori diminuisce in modo più sensibile (-26,9%) rispetto a edilizia (-7,1%) e commercio (-32%). In generale. a sorreggere il sistema imprenditoriale bolognese nel 2014 sono le forme giuridiche più strutturate, società di capitale e altre forme d’impresa. Le società di capitale fanno registrare un tasso di crescita (+2,13%) di oltre 17 volte più alto del tasso di crescita complessivo (+0,12%). Sono positivi anche i dati delle cooperative e dei consorzi, che incidono però ancora solo per il 3% sullo stock complessivo delle imprese.

Resta negativo il bilancio per le ditte individuali (-0,43%), comunque di minor intensità rispetto il periodo precedente, anche se il peso relativo delle chiusure resta attorno al 65% delle cessazioni complessive, equivalente a quasi 10 imprese cessate al giorno. In flessione, come ormai d’abitudine da inizio crisi, le società di persone, che presentano il saldo negativo più consistente. Ad essere ancora in affanno sono i grandi settori tradizionali, con un rallentamento di tutte le componenti del macro settore: delle attività manifatturiere (-1,08%), del settore del commercio (-0,13%), e del settore delle costruzioni (-106 unità).

In crescita invece risulta il bilancio del macro settore dei servizi alle persone e dei servizi alle imprese (+0,43%). Rispetto all’Emilia Romagna il sistema bolognese contribuisce per il 21% sul totale delle imprese regionali, per il 41% degli addetti regionali nel settore dei servizi. Il 29% degli addetti regionali nell’industria proviene, infine, dal territorio metropolitano.

Articolo scritto da Redazione PinkItalia

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